Livorno 4-5 Aprile 2009

Nei giorni sabato 4 e domenica 5 aprile si è svolto a Livorno al Grand Hotel Palazzo il Gran Galà dell’Alta Fedeltà, in occasione del 25^ anno di attività editoriale discografica della foné. Giulio Cesare Ricci per l’occasione ha selezionato alcuni prestigiosi marchi dell’alta fedeltà e li ha inseriti nella meravigliosa cornice dell’Hotel Palazzo di Livorno di fronte alla terrazza Mascagni. Un fine settimana primaverile, quindi, da passare tra la musica e l’azzurro del lungomare livornese. Aggiungiamo al tutto anche un testimonial d’eccezione come Renzo Arbore che ha partecipato per l’intera giornata di sabato all’evento e ha chiuso sabato sera con una conferenza-intervista in cui, tra il serio e il faceto, ha parlato sia della sua esperienza musicale con la foné sia di questioni legate al mercato discografico e alle produzioni musicali attuali in Italia. Di solito i testimonial si limitano a fare atto di presenza, ma questo non è stato il caso di Arbore, che già venerdì sera era presente al Grand Hotel con Giulio Cesare Ricci, reduce da 25 concerti con l’Orchestra italiana. Nonostante tutto durante la giornata di sabato lo showman italiano ha dimostrato pienamente le sue famose doti di vitalità e di generosità, in parte motivato dall’amore per la musica, in parte dalla curiosità per le nuove tecnologie, certamente anche sollecitato ad ascoltare il risultato del suo lavoro con foné attraverso i vari sistemi di riferimento delle sale. Arbore ha dimostrato una notevole affabilità, fermandosi a parlare con tutte le persone frequenti. Non è frequente trovarsi un artista che ti sta seduto accanto e che commenta il proprio lavoro mentre un impianto di alta fedeltà lo riproduce. A conclusione della giornata la sua conferenza si è protratta dalle 21.30 alle 24.30, a ulteriore testimonianza che con la sua presenza voleva offrire un apporto significativo e costruttivo e non certo di maniera. Del resto Arbore è nato con il vinile e ha sviluppato la sua grande passione per la musica jazz attraverso l’ascolto dei vinili che fanno parte indelebile del suo percorso di formazione.

 

Tuttavia un altro dato che ha decisamente caratterizzato questo evento per il venticinquennale di Foné è stato indubbiamente la risposta del pubblico. L’Hotel Palazzo ha registrato oltre duemila presenze in due giornate; quattrocento persone hanno chiesto espressamente informazioni discografiche e hanno lasciato i loro nominativi e indirizzi mail in modo da essere ricontattate. Si coglieva di nuovo entusiasmo e curiosità per questo tipo di manifestazione che per Livorno rappresenta sicuramente una novità. Molti erano in coppia, c’erano anche le signore, fenomeno del tutto nuovo per l’alta fedeltà, ambiente notoriamente ormai relegato a un ristretto e ristagnante pubblico maschile. Qui si son viste facce nuove, anche molti giovani, incuriositi di sentir suonare i vinili, che in molti casi avevano visto relegati solo nelle loro soffitte o cantine. Certo molti erano solo curiosi, qualcuno probabilmente è stato mosso dal prestigioso testimonial, Renzo Arbore, ma sta di fatto che un’affluenza così era vent’anni che non si vedeva a una mostra di alta fedeltà. In ogni caso il pubblico non era costituito solo da passanti curiosi.

Ho sentito parlare molti dei presenti mentre ricordavano le loro JBL 250 o i loro pre e finali Sansui e Marantz, comprati in anni un po’ lontani. Sono loro, gli audiofili della vecchia guardia, che si sono scomodati in questo fine settimana per capire l’evoluzione tecnologica e per verificare cosa si è mosso in questi anni nell’hi fi. Le marche sono in gran parte cambiate e certamente anche le tecnologie. Ma l’amore per il bel suono è senza dubbio l’elemento che ricollega a distanza le generazioni degli appassionati del bel suono. Molti dei presenti si sono congratulati con gli espositori, ringraziandoli. E per chi lavora certamente la gratificazione fa sempre un certo effetto. Anche questo era un elemento che mancava da tempo nelle mostre troppo audiofile, in cui in troppi casi sembra tutto dovuto o tutto già noto.

In un periodo certamente di difficoltà economica il Gran Galà dell’alta fedeltà di Giulio Cesare Ricci ha dimostrato che il pubblico è “sempre vivo”, basta solo saperlo raggiungere e coinvolgere

Sicuramente hanno giocato vari fattori a determinare il grande successo di questa manifestazione:

 

  • il testimonial d’eccezione Renzo Arbore.

  • il prestigio dei marchi e la professionalità degli espositori, la qualità delle proposte.

  • il fatto che Giulio Cesare Ricci è il Presidente del Conservatorio Mascagni di Livorno;

  • l’ambientazione spettacolare di questo hotel storico, certamente situato in uno dei punti più belli della costa tirrenica;

  • la facile accessibilità (è uno dei luoghi della grande passeggiata sul lungomare livornese);

 

Aggiungiamo pure che l’ingegner Ricci ha promosso l’iniziativa preannunciandola con un forte battage pubblicitario sia attraverso i media importanti (quotidiani come il Tirreno, La Nazione, Il Corriere di Livorno e altre testate nazionali) sia usufruendo dei nuovi media, come internet e mail elettroniche e naturalmente attraverso le riviste specializzate di settore. Per Livorno si è trattato certamente un evento!

 

 

Chi c’era?

 

In sette saloni di varie dimensioni, ma generalmente molto ampi, erano presenti alcuni operatori del settore che presentavano marchi prestigiosi dell’hi fi. Gli ambienti rappresentavano una cornice particolarmente suggestiva e adeguata al livello qualitativo delle elettroniche proposte; si sta parlando infatti non di un asettico hotel moderno con moquettes e pareti in carton gesso, ma di ambienti storici, di mura ottocentesche, di stucchi e saloni affrescati con molte parti in marmo, legni massello alle porte e agli infissi, tendaggi pesanti. Ripercorriamo le varie sale, così come le potevano incontrare gli appassionati.

 

La prima sala nel corridoio era quella dell’azienda Hi Fi Di Prinzio, che presentava un suo modello di casse a tromba ad alta efficienza di fascia medio-alta, realizzate con una finitura impeccabile degna di uno strumento musicale, una laccatura a mano, applicata con lo stesso metodo dei pianoforti. Mi ha accolto, con l’affabilità che da sempre lo caratterizza, proprio Mino Di Prinzio, che, insieme al giovane nipote Alioscia, dimostrava con una punta di orgoglio questo suo sistema di diffusori a tromba, che è frutto di molti anni di esperienza sul campo e di sperimentazioni sonore. Mino rappresenta una realtà tra le più importanti a livello nazionale, come punto vendita e diffusione dell’alta fedeltà, ma ha deciso anche di intraprendere la impervia strada del costruttore di diffusori, sollecitato anche dall’entusiasmo dei clienti-amici che frequentano assiduamente il suo show room “delle meraviglie” di Chieti Scalo. La sua scelta è in tal senso netta e precisa: altissima efficienza e altissima dinamica in multiamplificazione attiva; questi devono essere, a giudizio di Mino, i punti di riferimento imprescindibili per ogni proposta di riproduzione del suono realistica. Il sistema portato a Livorno era un tre vie caricato a tromba, collocato nello spazio enorme della Sala Marconi, pilotato da un amplificatore finale tedesco Acoustic Arts Amp II, da preamplificatori valvolari alternati sia della Air Tight (Reference) sia della Audio Note (M 7 tube Silver). Le sorgenti usate erano sia il giradischi analogico (il classico Verdier La Platin con braccio Ikeda e Koetsu Rosewood), sia la meccanica ed il convertitore della stessa Acoustic Arts (Drive II - DAC I MK4). “Alta dinamica” era la parola d’ordine di questa sala e sicuramente l’impatto e le emozioni non mancavano. Alcuni dischi di jazz facevano emergere la vividezza e la potenza della batteria e del sax. In una sala di tali dimensioni la zona ideale di ascolto era al centro, intorno alla quinta fila delle poltrone. Spostandosi più indietro o più avanti si perdeva qualcosa dell’effetto generale pur restando il risultato complessivamente buono. La macrodinamica che era in grado di rendere questo sistema era davvero ragguardevole. Un altro brano che sicuramente merita una menzione per la vividezza della riproduzione è la traccia tratta dall’LP foné Vinylrenzo “Smorza ‘e llights”, in cui il realismo della voce emergeva in modo estremamente convincente.

 

Passando nella sala Fattori si entrava nel regno di Audio Natali e della Sonus Faber. Nella sala, arredata con divani e tappeti proprio come un normale soggiorno, era presente un vasto campionario della produzione dei diffusori Sonus Faber, fiore all’occhiello dell’elettroacustica italiana, che convivevano con alcuni modelli di casse elettrostatiche Martin Logan americane. Funzionavano una coppia di Stradivari, un sistema dalle rifiniture mozzafiato: si tratta di un doppio reflex posteriore, tre vie con due woofer in parallelo per un’efficienza complessiva di 94 db. Le varie apparecchiature erano collegate con cavi Transparent Cable e Crystal Cable bilanciati. A pilotare il tutto erano preposti due rassicuranti e solidissimi finali mono Krell Evolution 400, collegati al preamplificatore valvolare Audio Research Reference 3. Le sorgenti in questa sala erano solo digitali: lettore a valvole CD 8 e convertitore Dac 7 dell’Audio Research collegato ad un avanzatissimo Music Server QSonix. Parlando con i responsabili della sala, il progettista della Sonus Faber, Paolo Tezzon, e Luca Natali, mi è stato spiegato che il segnale digitale proveniva da un server e che la conversione invece era effettuata dal dac 7. La sala era stata trattata acusticamente con cura e attenzione con attrezzature prodotte dalla stessa Sonus faber per uso esclusivamente interno e il risultato era decisamente interessante, in questo mix di valvole e stato solido. Il suono risultava, nel punto di ascolto centrale, preciso naturale e non affaticante. La definizione era piuttosto alta, c’era una sensazione di suono arioso. Questo sistema riusciva a donare alla musica un buon senso del ritmo e la voce di Renzo Arbore, che proveniva dal lettore cd a valvole, risultava netta e stagliata nell’aria. Le qualità di precisione e di fluidità del suono di questo insieme italo-americano venivano evidenziate anche con la musica classica e particolarmente nell’ascolto di alcune tracce digitali tratte dal CD foné Icone in musica, in cui il violino del maestro Fornaciari cantava immerso in un’atmosfera densa di nuances e ampi spazi sonori.

 

Proseguendo nel percorso si incontrava la sala degli Stucchi, che ospitava il gruppo Suono e Comunicazione. Erano presenti le nuovissime elettroniche valvolari Klimo, sia il phono che la linea. Inoltre quattro finali monofonici di potenza piuttosto elevata, dotati ciascuno di 6 EL34 in push pull, pilotavano una coppia di altoparlanti in ceramica della svedese Marten (diffusore importato da Rany Hi Fi), il diffusore a 3 vie top gamma dotato di tweeter in diamante, cabinet in scocca di carbonio e flangia in legno, da 89 db watt/mt. Si tratta di un sistema bass reflex con l’accordo sul pavimento, dotato di piedistallo regolabile dedicato. Il tutto funzionava in bi amplificazione: ecco perché i finali erano 4, due mono per ciascun diffusore. Il responsabile dei prodotti Klimo, Stefano Mazzoli, ha ribadito che questa era una presentazione in prima nazionale della nuova linea di prodotti; in alcuni casi, i nomi stessi degli oggetti restano da definire, l’unica certezza è per ora il nome del pre di linea: Parsifal. Anche in questo caso eravamo in presenza di una doppia sorgente analogica e digitale: da un lato l’ipnotico giradischi Tafelrunde Klimo, nella massima configurazione, attorniato da ben 4 bracci e da testina dedicata, da cui si sprigionavano limpide le note di “Quando un cantante è triste” ultima traccia dell’ellepì foné VinylRenzo; dall’altro i cd venivano letti da un sistema Naim 555 dotato di alimentatore separato. L’intera cavetteria, di segnale, potenza e alimentazione, era Klimo. Il sistema era collegato in modo interamente sbilanciato. I 4 finali valvolari tenevano in pugno i diffusori Marten; i volumi sonori, nonostante l’ampiezza della sala, riuscivano a raggiungere livelli piuttosto alti. La qualità del dettaglio delle elettroniche valvolari era messo in evidenza da questo sistema tecnologicamente avanzatissimo, costituito da componenti ceramici e da tweeter in diamante. Anche il lettore cd della Naim rivelava appieno le sue doti di linearità e correttezza timbrica sia con il cd foné di musica classica Icone in musica sia con il cd jazz foné della Elaine Delmar.

 

La sala Mascagni ospitava le elettroniche dell’Hi Fi 4 Music. Era possibile ascoltare un sistema composto da elettroniche austriache Ayon, lettore cd 1 S e il nuovo amplificatore integrato Ayon Crossfire a triodi single-ended con potenziometro a trasformatori. La particolarità tecnica di questa macchina è che la Ayon ha sviluppato una nuova valvola su sue specifiche denominata AA 62 BS che è un triodo a riscaldamento diretto in grado di erogare 30 watt in classe A in configurazione single ended. Oltre alla sorgente digitale i responsabili dell’Hi Fi Music dimostravano anche un giradischi Orgin Live, il top gamma Soverein, equipaggiato dal braccio a doppio pivot Illustrius e da un prototipo di testina, di tipologia estremamente interessante e di nuova concezione, visto che ha il cantilever accoppiato direttamente ai due semiconduttori, un progetto su cui Davide Della Casa sta lavorando. Anche il pre phono in dimostrazione era un prototipo che entrerà presto in produzione. I diffusori, che rappresentavano uno dei fiori all’occhiello dell’Hi Fi Music erano gli Artisan, top gamma della Lumen White, un tre vie da 91 db con altoparlanti in ceramica. Tutto il sistema era cablato con i cavi della Fadel Art. Le note di Take Five si stagliavano con grande ricchezza di dettaglio e notevole raffinatezza da questo sistema, che si rivelava in grado di riprodurre senza sforzo anche la voce delle chitarre. Ragguardevole il risultato con il notissimo live in vinile di Al Di Meola e Paco De Lucia Friday nite to San Francisco. L’impianto rispondeva molto bene anche con vari brani tratti dal cd Vivaldi foné ensemble, in cui la voce del violino solista Fornaciari emergeva con vigore e precisione. Siamo sicuramente di fronte in questo caso a un sistema dall’estetica musicale raffinatissima

 

Attraversando il corridoio si arrivava alla sala Nuvolari in cui Dimitri Toniolo, responsabile di Mad for Music, che ha a Milano un lussureggiante show room di SEI sale (sempre in continua evoluzione!), aveva allestito un sistema brioso e vivacissimo, dotato di una doppia sorgente. Il sistema analogico era costituito dal giradischi Wilson Benesch (Circle) , con il suo braccio in fibra di carbonio (ACT 0.5), equipaggiato con una testina EMT modello MAD15, costruita su indicazioni dello stesso Toniolo. Il phono era il tedesco Einstein in grado di sprigionare liquidità e lucidità sonore, unite a una ottima solidità. Queste caratteristiche risultavano particolarmente evidenti con il vinile foné Elaine Delmar, in cui la voce della vocalist risultava perfettamente integrata nell’ensemble jazz. Anche il CD foné The Doctor usciva valorizzato da questo impianto in grado di riproporre gli assolo di chitarra in modo elettrizzante per vividezza e swing. Anche con Il lettore cd era un integrato a valvole sempre della Einstein. Il sistema di diffusori, una novità, era di una ditta tedesca emergente: la Blumenhofer. Si tratta un due vie con driver a compressione da un pollice e con un woofer a tromba posteriore con sbocco sul pavimento. Era presente nella sala anche un sub Wilson Benesch, che poteva essere inserito e disinserito a piacimento durante le riproduzioni. Tutti i tavoli e i supporti erano della Wilson Benesch e l’intera cavetteria, sia di segnale sia di potenza, della svizzera VOVOX. In esposizione c’erano anche alcune elettroniche della Nu Force sempre distribuita dalla Mad for Music. I responsabili avevano poi imbandito un vero e proprio buffet di alto livello, gentilmente offerto a tutti i presenti durante i due giorni, a base di parmigiano stagionato pregiato, Moet e Chandon Riserva Imperiale , salatini vari e cioccolatini. Oltre all’udito, i ragazzi della Mad for Music ci hanno solleticato anche altri sensi. E questa saletta, vi garantisco, era molto gradita anche agli altri espositori e a Giulio Cesari Ricci, che fra una sonata di Bach, un pezzo di Arbore e un violino zigano, venivano a fare ripetuti test di “assaggio”!

 

L’ultima sala collocata a pianterreno era il Salone delle Feste. Questo era il regno della scozzese Linn in cui convivevano storia e futuro, apparecchi analogici e digitali.

Un giradischi Sondek LP12, l’oggetto più longevo dell’intero mercato hi fi, in produzione ininterrottamente dal 1978, troneggiava al centro della sala nella sua massima configurazione. Era infatti dotato del braccio Ekos SE, della testina Akiva e del Kill,una struttura in alluminio che unifica controtelaio, basetta e collare del braccio. Nel giradischi erano anche installati i più recenti aggiornamenti, presentati in prima nazionale proprio in questo Galà dell’alta fedeltà livornese: il kit Radikal, unità di controllo esterna del nuovo motore in corrente continua, e l’Urika, pre amplificatore fono di altissima qualità, anch’esso alimentato dal Radikal e collocato all’interno della base dell’LP12. Questa posizione minimizza il percorso del segnale di basso livello, riducendo al minimo la perdita delle informazioni che provengono dalla testina. In questo modo l’uscita del giradischi è a tutti gli effetti compatibile con qualsiasi ingresso di linea. Il che rende questo capostipite scozzese in grado di interfacciarsi con qualsiasi apparecchio del mercato attuale, senza bisogno di disporre di un pre fono esterno. Il preamplificatore di linea era il Klimax Kontrol che, attraverso due cavi bilanciati, era collegato direttamente ai diffusori attivi multiamplificati Klimax 350 A, attuale modello top di gamma.

Ho sentito un suono corposo e realistico, molto solido e rassicurante, in cui vividezza e presenza la facevano da padroni. Emblematica a questo riguardo era la riproduzione delle percussioni dell’LP foné Munyungo, soprattutto nel brano n. 4 “Oye Samba”, che conclude questo superbo vinile.

La strada digitale proposta dalla Linn era quella della musica liquida, con il sistema Linn DS, in cui non esiste più un lettore vero e proprio perché i file digitali si trovano su una memoria centrale, che non deve necessariamente trovarsi nella stessa stanza dell’impianto e alla quale si accede tramite una rete LAN. Questo sistema ha vari punti di forza. Dal punto di vista qualitativo permette di ascoltare musica con una definizione maggiore rispetto a quella dei CD (44 KHz/16 bit). E’ vero che molta musica disponibile su Internet è in formato compresso, ma esistono anche molti files a livello professionale non compressi, da 88, 96 KHz a 24 bit e oltre: la Linn può decodificare qualsiasi tipo di brano con una accuratezza e una qualità eccezionali. L’altro grande vantaggio è che non esiste più il problema del jitter, ossia sfasatura temporale nella riproduzione del CD. La nostra libreria di CD può essere messa in pensione, dal momento che tutta la nostra collezione musicale viene registrata su una memoria. Il tutto è facilmente gestibile da un dispositivo mobile come un notebook, un palmare o un telefonino, tramite il quale è possibile ricercare i brani attraverso varie chiavi come titolo, interprete, genere, creare play list, vedere le copertine … . Il sistema è versatile al punto che in ogni stanza della propria casa è possibile ascoltare la propria musica preferita avendo collegate solo due casse e un apparecchio della serie DS. Da questo punto di vista la Linn è veramente all’avanguardia.

In questa sala ho ascoltato un gustosissimo lavoro di Presley, una chicca, formata da tracce scartate e ripetute, che rappresentano un documento musicalmente davvero interessante. In molti casi le minime variazioni nell’interpretazione aggiungevano davvero qualcosa di nuovo alla musica. Il suono, in generale, aveva una totale mancanza di asprezza. Oltre alla grande qualità nell’ascolto, il dato notevole, comunque, quello che colpiva immediatamente, era la versatilità dell’impianto e il fascino di una tecnologia estrema. Le potenzialità del sistema erano messe in luce adeguatamente da un Antonio Trebbi, responsabile della Linn Italia, cicerone esauriente, entusiasta e comprensibilmente soddisfatto.

 

Al secondo piano, nel Salone Suite Reale, si trovava la Audiogram, una realtà interamente italiana presente da molti anni sul mercato. Questa ditta vanta un’offerta molto differenziata, sia come apparecchiature elettroniche (integrati, finali, sistemi multicanali) sia come diffusori (vari tipi di casse caratterizzano la linea, da diffusori bookshelf a grandi diffusori da pavimento). La Audiogram costruisce anche integrati digitali di alto livello e da molto tempo mira a riproporre un suono naturale e coinvolgente, proponendo apparecchi dotati di finiture veramente alte, caratterizzate da un rapporto qualità-prezzo praticamente imbattibile. Nella catena proposta da Audiogram, il segnale poteva essere prelevato sia dal classico lettore CD sia da una consolle i cui dati venivano proiettati da un video ad alta definizione. Queste due proposte, differenziate per fascia di prezzo, convivevano alternandosi nella stessa sala. Una era costituita da un impianto entry level costituito da un lettore multistandard DVDa, e da un integrato stereofonico MB che pilotava una coppia di minidiffusori ALone; l’altra, avanzata, suonava con i grossi pre e finale PR200 e PW200 e con i diffusori top gamma da pavimento ALfive-s. Ho avuto modo di ascoltare varie arie d’opera verdiane, tra cui alcune tratte dal Rigoletto, e sempre il suono risultava piuttosto coinvolgente. Quindi aleggiavano brani per chitarra, tratti dal cd della foné The doctor che propone virtuosismi mozzafiato: il tutto all’interno di un gusto garbato della riproduzione del suono. La signora Angela Bacchi, una delle rare donne legate al mercato della produzione hi fi e da sempre appassionata di musica, che ha deciso in tempi non sospetti di intraprendere insieme a Simone Grassulini la costruzione di apparecchi elettronici di alta qualità creando Audiogram, mi ha spiegato la composizione dei suoi impianti e la filosofia di fondo dei vari insiemi, sempre attenta all’estetica sonora e visiva: “la nostra filosofia del suono è semplice: se ciò che senti è riprodotto in modo naturale, se è coinvolgente e ti porta a riscoprire sensazioni dimenticate, siamo di fronte a un buon impianto. Quello che è da giudicare è la bellezza di un’esecuzione piuttosto che il modo di riprodurla”. Elementare Watson!

Conclusione

Questa esperienza livornese rappresenta senz’altro una mostra alternativa rispetto ai soliti circuiti un po’ standard e ormai stanchi, che si sono visti ripetere nell’alta fedeltà canonica.

Le esperienza acustiche che si potevano fare nella massima tranquillità in queste sette sale di ascolto hanno coinvolto persone che, probabilmente, non si sarebbero mai avvicinate a questo mondo e nel mio bilancio devo rilevare anche la presenza di molti giovani, che da un po’ di tempo mancano in questo mercato dell’hi fi esoterica.

Tutto ciò dimostra che c’è bisogno di un’apertura coraggiosa da parte degli operatori. E’ importante riallacciare pubbliche relazioni aprendo nuove porte, allargandosi verso circuiti e incontri alternativi, al di fuori dei soliti canali consueti. Se l’alta fedeltà saprà rinnovarsi in questa direzione e coinvolgerà nuove leve potrà avere ancora di fronte un futuro importante, altrimenti rischia di rinchiudersi sempre più in limiti angusti. Se l’audiofilo “vecchio stile” rischia di essere una specie in estinzione, una specie di sauro dopo la caduta del meteorite, in attesa all’orizzonte si intravedono già emergere nuove “specie”.

Fa ben sperare, in questa nostra modernità disattenta, il bisogno inestinguibile delle persone di fruire della musica. Bisogno che non è riducibile soltanto all’ascolto della musica mp3 tramite auricolare o telefonino o a una coppietta plasticosa di casse del computer. Per i tanti giovani che hanno girovagato in queste due giornate nelle sale dell’Hotel Palazzo, l’esperienza di porsi seduti di fronte a un sistema stereofonico di alto livello ha rappresentato di per sé una novità. Questi ragazzi, che molti chiamano “nativi digitali” perché sono abituati ad ascoltare musica mentre fanno altre cose, che sono multitasking e crossmediali, sono rimasti visibilmente affascinati da questa che per loro è stata una nuova esperienza emotiva. E’ certamente stato chiaro che il risultato, le emozioni e il coinvolgimento che si possono ottenere da un eccellente impianto hi fi fa impallidire qualsiasi altro mezzo di fruizione attualmente a loro disposizione.

Chapeau quindi al patron della manifestazione, Giulio Cesare Ricci, che non poteva festeggiare meglio il suo venticinquennale, con questo Gran galà che è stato un omaggio al passato e alla memoria (i vinili e il suono analogico) e un’apertura incredibile al futuro (musica liquida e nuovi sistemi digitali)!

 

MARCO FONTANELLI